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Inglese Per Frane: A.E.C.I. presenta esposto all'Antitrust

7 aprile 2026

Associazione Consumatori

A.E.C.I. – Associazione Europea Consumatori Indipendenti ha presentato un esposto all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti dei soggetti che operano sotto il nome commerciale Inglese Per Frane, un servizio di formazione linguistica online rivolto a consumatori italiani. La segnalazione è stata trasmessa all'AGCM dopo che l'Associazione ha assistito un consumatore nella gestione di una richiesta di recesso rimasta senza esito positivo, raccogliendo una documentazione che, a giudizio di A.E.C.I., evidenzierebbe una serie di condotte commerciali che potrebbero configurare pratiche scorrette ai sensi del Codice del Consumo.

La garanzia pubblicizzata e i fatti segnalati

Il cuore della segnalazione riguarda le modalità con cui il corso veniva presentato al pubblico nei webinar promozionali trasmessi su YouTube. Secondo quanto documentato dall'Associazione, il relatore avrebbe ripetuto in più occasioni che, al termine del percorso, in caso di mancati progressi nell'apprendimento dell'inglese, il rimborso sarebbe stato integrale — descrivendo questa garanzia con le parole "senza scuse, senza asterischi". Questa formula, nella prospettiva di A.E.C.I., avrebbe indotto i consumatori a ritenere che la garanzia fosse sostanzialmente incondizionata.

Il consumatore assistito dall'Associazione ha dichiarato che proprio questa rappresentazione è stata l'elemento determinante nella sua decisione di acquisto. Il corso ha un costo di 1.497 euro, pagabile in rate tramite uno strumento di pagamento dilazionato. Quando il consumatore ha chiesto di recedere, poche settimane dopo l'inizio del servizio, il professionista ha comunicato per iscritto che la garanzia era in realtà subordinata al completamento integrale del percorso — videolezioni, moduli aggiuntivi e partecipazione alle sessioni live settimanali — condizioni che non risultavano comunicate in alcun documento precontrattuale consegnato prima dell'acquisto. A.E.C.I. ritiene che questa discrepanza tra comunicazione commerciale e condizioni effettive possa integrare una pratica ingannevole per omissione ai sensi dell'articolo 22 del Codice del Consumo.

L'identità del professionista e i problemi di trasparenza

L'esposto segnala anche una questione relativa all'identità societaria del professionista. I Termini e Condizioni pubblicati sul sito indicano come controparte contrattuale una società statunitense con sede nel Delaware. Le email inviate al consumatore in risposta alla richiesta di recesso provenivano invece da una società con sede a Hong Kong. Questa discordanza, secondo A.E.C.I., non è un dettaglio secondario: il Codice del Consumo impone ai professionisti che operano a distanza di comunicare in modo chiaro e completo la propria identità prima della conclusione del contratto, e l'impossibilità di identificare con certezza la controparte rende di fatto molto difficile per il consumatore esercitare i propri diritti.

La segnalazione sottolinea inoltre che i Termini e Condizioni non sarebbero stati consegnati al consumatore prima dell'acquisto, ma solo allegati alla corrispondenza avviata dopo la richiesta di recesso. Se confermato, questo profilo costituirebbe una violazione degli obblighi informativi precontrattuali previsti dagli articoli 49 e 51 del Codice del Consumo per i contratti a distanza.

Il diritto di recesso e la clausola contestata

Il professionista ha opposto al consumatore una clausola contrattuale che esclude il diritto di recesso per i contenuti digitali una volta iniziata la fruizione, facendo riferimento a una disposizione del Codice del Consumo che in astratto consente questa limitazione. A.E.C.I. contesta tuttavia l'applicabilità della clausola nel caso specifico per due ragioni distinte. La prima è che la norma richiede un consenso esplicito e separato da parte del consumatore alla rinuncia al diritto di recesso, acquisito prima dell'avvio del contenuto: dalla documentazione raccolta non emergerebbe che questo consenso sia stato ottenuto con le modalità richieste. La seconda è che, se il documento contrattuale non è stato consegnato prima dell'acquisto, qualsiasi clausola in esso contenuta non può essere opposta al consumatore, che non aveva modo di conoscerla prima di impegnarsi economicamente.

 La condotta post-vendita segnalata all'Antitrust

Un aspetto che l'esposto all'Antitrust documenta con particolare attenzione è la gestione della richiesta di recesso da parte del professionista. Dalla corrispondenza raccolta — email e messaggi WhatsApp — emergerebbe un pattern di risposte che, secondo A.E.C.I., avrebbe sistematicamente dilazionato e complicato l'esercizio del diritto: proposte alternative di studio in luogo del rimborso, reindirizzamento su più interlocutori, comunicazione dell'identità societaria solo a seguito di richiesta esplicita e scritta. Queste condotte, se confermate, potrebbero essere qualificate come pratiche aggressive per ostacolo all'esercizio dei diritti contrattuali ai sensi degli articoli 24 e 25 del Codice del Consumo.

L'esposto chiede all'AGCM di aprire un procedimento istruttorio, di verificare l'effettiva identità dei soggetti segnalati e, in caso di accertamento delle condotte, di adottare i provvedimenti inibitori e sanzionatori previsti dalla legge. A.E.C.I. ha trasmesso all'Autorità la corrispondenza email, gli screenshot delle chat WhatsApp, i Termini e Condizioni e la documentazione relativa al piano di pagamento Scalapay, e si è dichiarata disponibile a fornire ogni ulteriore elemento richiesto.

Cosa possono fare i consumatori che si trovano nella stessa situazione

Se hai acquistato un corso di Inglese Per Frane e hai avuto difficoltà a esercitare il diritto di recesso o a ottenere il rimborso garantito nelle comunicazioni commerciali, puoi rivolgerti ad A.E.C.I. per una valutazione del tuo caso. La segnalazione all'AGCM è uno strumento a tutela collettiva: più segnalazioni convergenti su condotte simili rafforzano la base istruttoria dell'Autorità e aumentano la probabilità che il procedimento venga aperto. Sul piano individuale, il percorso passa dalla diffida formale al professionista, dall'eventuale contestazione del piano di pagamento presso l'intermediario finanziario, e — se necessario — dalle vie giudiziarie ordinarie, con foro competente nel luogo di residenza del consumatore secondo quanto previsto dallo stesso contratto del professionista.

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